martedì, aprile 10, 2012

L' ULTIMO MISTERO

Uno degli ultimi grandi misteri archeologici, e' la Tomba di Alessandro Magno. Da oltre un secolo, archeologi, studiosi e cacciatori di tesori sono alla ricerca della misteriosa tomba di Alessandro Magno.
Ma finora ricerche, studi storici e prospezioni archeologiche, non hanno dato nessun risultato significativo.
Da alcuni anni Giancarlo Ezio Noferi, supportato da ricerche storiche, dall'analisi di antichi documenti e da ricerche sul campo, e' sulle tracce di Alessandro, alla ricerca del luogo di sepoltura del Grande Re.
Le basi teoriche di questa ricerca e i risultati delle esplorazioni sul campo, sono state descritte in un interessante libro, intitolato "Sulle tracce di Alessandro", scritto dal Dott. Noferi, medico, sociologo e appassionato di archeologia.
Avvalendosi della collaborazione di archeologi, storici e geologi, ha concentrato le sue ricerche nel Sahara, ai limiti del deserto Cirenaico, nella zona dell'oasi di Siwa.
Attraverso la rilettura analitica della personalita' di Alessandro, lo studio comparato delle fonti storiche, le strategie e le metodologie interdisciplinari di ricerca sul campo, il dott. Noferi e i suoi collaboratori cercano di squarciare il velo di mistero che ancora avvolge certi aspetti della vita e del destino ultimo di questo grande personaggio.
Momentaneamente le ricerche nell'oasi di Siwa sono state interrotte a causa della instabilita' polititico-sociale della zona, situata a ridosso dei confini tra Libia ed Egitto.
Forse, alla ripresa dei lavori, dalle ceneri del passato, seguendo le tracce e i percorsi tortuosi di antiche memorie, riemergeranno le spoglie perdute del Grande Re.
Per il momento, le testimonianze di questo interessante lavoro di ricerca, sono raccolte in un piccolo volume dedicato sia al Rotary, che ha patrocinato la spedizione, sia a tutti gli appassionati di storia antica e di archeologia .

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giovedì, novembre 03, 2011

Venerdi 25 novembre alle ore 18
a Firenze, in piazza Salvemini, presso la libreria Chiari,
sara' presentato il libro

SCOPRIRE IL SENSO DELLA VITA

di Giancarlo Ezio Noferi di Montedoglio
e Franca Montanelli

Il dott. Noferi parlera' sul tema
LA CRISI DEI VALORI E LA FILOSOFIA NEO-ESISTENZIALISTA

giovedì, luglio 28, 2011

SCOPRIRE IL SENSO DELLA VITA
di Giancarlo Noferi di Montedoglio e Franca Montanelli.

Sarà presente nelle librerie, dalla fine di settembre, il volume intitolato "Scoprire il senso della vita", che nasce dalla collaborazione tra Giancarlo Noferi di Montedoglio e Franca Montanelli. Gli autori, alla luce del pensiero filosofico neo esistenzialista della scuola di Montedoglio, analizzano le problematiche esistenziali derivanti dalla crisi dei valori della nostra società. Una società in cui ogni individuo è costretto ad affrontare, giorno dopo giorno, una realtà sempre più contraddittoria e destabilizzante.
Per la nuova filosofia esistenzialista post-moderna, ogni individuo può realizzare sè stesso soltanto se ha il coraggio di assumersi la responsabilità di fare delle libere scelte. E questo farà di lui un vincente, in grado di avere dalla vita, nel bene e nel male, soltanto ciò che si merita. L'uomo nuovo andrà oltre il ruolo attuale di passivo esecutore di falsi progetti e si proporrà come creatore di nuovi valori personali, di nuove certezze, di nuovi mondi realmente a misura umana.
Alla base del pensiero filosofico neo esistenzialista c'è l'immagine di un individuo libero, fuori dal coro, in grado di gestire questa libertà, con la piena coscienza dei rischi e delle responsabilità che questo comporta. Saranno le nostre scelte a dare, momento per momento, un senso al nostro presente e a creare il nostro futuro, tra gli infiniti futuri possibili.

mercoledì, luglio 27, 2011

FRANCA MONTANELLI E LA FILOSOFIA NEOESISTENZIALISTA DELLA SCUOLA DI MONTEDOGLIO.

Nell'ambito delle iniziative della scuola filosofica di Montedoglio, Franca Montanelli, esponente della corrente neoesistenzialista della Scuola di Montedoglio, ha organizzato a Prato, con la collaborazione di sociologi e umanisti, incontri di approfondimento sul pensiero filosofico. Si tratta di un vivace "salotto letterario" destinato a favorire incontri culturali e scambi di idee, in grado di aiutare a chiarire molti dubbi esistenziali, legati alla crisi di questa nostra società post-moderna, che lascia l'uomo sempre più solo davanti al proprio destino e al proprio progetto di vita.
Una delle caratteristiche del pensiero filosofico neoesistenzialista e' quella di stimolare lo sviluppo cognitivo, favorendo uno stile di vita orientato verso un'esistenza più equilibrata, più gratificante e, forse, più felice. Per la filosofia neoesistenzialista è auspicabile che l'uomo possa riuscire a vivere senza catene, in un mondo in cui i valori di riferimento non siano più una gabbia esterna che ci imprigiona , ma qualcosa di costruttivo, radicato profondamente dentro di noi.

martedì, novembre 25, 2008

PSICODINAMICHE INTERATTIVE - LA VITA COME RAPPRESENTAZIONE SCENICA

Una delle modalita' attraverso le quali l'uomo cerca di realizzare il proprio desiderio di autoaffermazione e' la conquista di uno spazio scenico dove poter rappresentare se' stesso.
L'uomo e' un animale sociale e, come tale, ha la necessita' di comunicare. Ciascuno di noi vale non solo e non tanto per quello che e' o per quello che sa, quanto per cio' che riesce a comunicare. Il modo in cui noi comunichiamo determina in larga misura la nostra identita' personale e influenza profondamente il modo in cui gli altri ci percepiscono.
Ogni individuo ha un proprio stile di comunicazione, cosi come ha un proprio stile di vita. In pratica, nella vita di relazione, la comunicazione tra individui da' luogo ad una specie di spettacolo in cui i personaggi, come in un vero spazio scenico, agiscono, gesticolano, parlano, recitano ( a volte razionalmente, a volte spinti da pulsioni inconscie) un ruolo che puo' essere di protagonista, di comprimario, di antagonista, di comparsa, oppure di semplice spettatore.
L'assunzione di un ruolo specifico, una volta conquistato uno spazio scenico, dipende in gran parte dal rapporto tra la percezione che l'individuo ha di se' stesso (come si vede) e come vorrebbe che gli altri lo vedessero. E questo condiziona profondamente i comportamenti.
Rappresentare se' stessi non significa necessariamente giocare apertamente il ruolo vincente dell'eroe positivo. La scelta del ruolo dipende dai vissuti, dai conflitti, dai complessi, per cui possiamo vedere individui che, condizionati da profonde insicurezze, scelgono volontariamente ruoli di eroe negativo, di capro espiatorio, di vittima, come compensazione negativa dei propri complessi e della proprie paure.
La scelta di un determinato stile di vita, di un ruolo, di un copione, diventa l'elemento condizionante che spesso ci accompagna per tutta la nostra esistenza. E' l'espressione di una coazione a ripetere, per cui tendiamo a mantenere attivi certi schemi comportamentali anche quando sono obbiettivamente perdenti.
Comunque sia, ogni schema comportamentale sottintende sempre ( a volte in modo dissimulato) una volonta' di autoaffermazione. Anche coloro che rappresentano se' stessi come vittime, come deboli, come sconfitti dalla vita, esprimono in realta' il bisogno di attirare l'attenzione e il tentativo di dominare comunque l'ambiente. Basti pensare a come la "vittima" faccia leva sulla compassione e a come, ad esempio, il depresso riesca a condizionare la vita di coloro che hanno a che fare con lui.
Sono molti coloro che, non avendo il coraggio di mettere alla prova le proprie reali capacita', confrontandosi in modo diretto con gli altri, ricorrono inconsciamente ad artifici che, in modo distorto e a prezzo di profonde sofferenze psicologiche (prima di tutte la rinuncia al piacere di una vita equilibrata e creativa), hanno lo scopo di evidenziarli agli occhi altrui.
L'eroe negativo, la vittima, non mette mai in gioco fino in fondo le proprie reali capacita', evitando cosi il fantasma di una temuta sconfitta esistenziale.
E' proprio nel contesto di questi meccanismi che si evidenzia l'importanza dello psicodramma catartico come strumento in grado di consentire di uscire dalla trappola della coazione a ripetere, attraverso una riscrittura del copione e una modificazione dei ruoli.
Nello psicodramma non si parla dei propri conflitti, ma si mettono in scena. E' uno spazio scenico speciale nell'ambito del quale l'individuo ha la possibilita' di cambiare il proprio ruolo, riuscendo ad essere, spesso per la prima volta, veramente se' stesso.
Si puo' idealmente riscrivere il passato , recuperando parti di se' rimaste troppo a lungo negate, soffocate da un eccesso di emozioni represse. Lo psicodramma catartico consente infatti di liberare le emozioni rimosse, rimaste intrappolate dalla rigidita' espressiva del corpo. Quel corpo che, con la sua connotazione di grande mediatore delle emozioni e di luogo dove si elaborano e si proiettano il piacere e il dolore, viene troppo spesso negato, represso , colpevolizzato, inibito.
Nello spazio scenico in cui si gioca lo psicodramma catartico, l'individuo puo' ritrovare (o almeno riconoscere) la propria vera identita', riscoprendo oltre alla propria anima, anche il proprio corpo.

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mercoledì, ottobre 08, 2008

ORDINE DEI CAVALIERI DELLA CONTESSA MATILDE DI MONTEDOGLIO

GIANCARLO EZIO NOFERI E IL NOBILE ORDINE DEI CAVALIERI DELLA CONTESSA MATILDE DI MONTEDOGLIO.

Anche quest'anno, nel castello di Mignano, a pochi chilometri da Pieve Santo Stefano, si e' svolta la rievocazione storica dell'eroica battaglia combattuta e vinta dai Cavalieri dell' Ordine di Matilde di Piersimoncione di Montedoglio contro i Veneziani che tentavano, attraverso l'alta Valtiberina, di invadere la Toscana.
Danno vita a questa rievocazione storica, che si svolge il primo fine settimana di luglio, i Cavalieri dell'Ordine dell Contessa Matilde organizzati e presieduti con entusiasmo e passione da Luca Gradi.
Quest'anno ha presenziato alla manifestazione anche Giancarlo Ezio Noferi, discendente dai Conti di Montedoglio e Magnifico Conestabile dell'Ordine.
Cavalieri, musici, sbandieratori, armigeri e falconieri hanno dato vita a tre giorni di festa, rievocando antiche atmosfere medievali.
Ai pranzi ufficiali, imbanditi con antiche ricette nella corte del castello di Mignano, hanno partecipato numerose autorita' locali tra cui il sindaco di Pieve Santo Stefano e, in rappresentanza della Comunita' montana, l'avvocato Francesca Calchetti. . Le serate sono state allietate dalla presenza di musici, giocolieri e danzatrici.
La domenica pomeriggio, nei prati di fronte al castello che furono teatro della grande battaglia del 1499, si sono affrontati in un entusiasmante torneo i cavalieri che rappresentavano la Toscana e i cavalieri Veneziani.
Quello di Mignano e' un raro esempio di rievocazione storica in cui ciascuno dei presenti non e' soltanto uno spettatore, ma e' anche un vero protagonista, con immersione totale in antiche e magiche atmosfere.

lunedì, ottobre 06, 2008

GENEALOGIA FAMIGLIA NOFERI

I NOFERI DI MONTEDOGLIO - DALLA VALTIBERINA AL VALDARNO

Sulla riva sinistra del Tevere, alla sommita' del poggio di Montedoglio, sorgeva la rocca chiamata Castiglione di Fatalbecco.
A ricordo della sua antica potenza restano oggi solo le torri mozzate e i ruderi dei bastioni, sepolti tra il verde della boscaglia.
Per molti secoli Montedoglio fu una importante Contea. Uno dei piu' antichi dinasti di Montedoglio fu Ranieri da Galbino che visse nel secolo undicesimo. Suo figlio Bernardo, detto Sidonia, amplio' nel 1082 i possedimenti paterni , estendendoli fino al castello di Anghiari.
Nelle memorie storiche piu' recenti, che fanno riferimento al nome della famiglia, troviamo il Conte Pietro Noferi che, nel 1432, eredito' la Contea di Montedoglio dal nonno Giovacchino. Pietro Noferi fu indubbiamente un uomo di potere e un valente condottiero, ma fu anche un letterato e un raffinato poeta. Sono conservate in Archivio di Stato numerose lettere che fanno parte di un ricco epistolario tra Lorenzo il Magnifico e Pietro Noferi.
Erano comunque anni difficili e l'esercito dei Montedoglio si trovo' piu' volte a dover affrontare cruente battaglie, per difendersi dalle aggressioni degli stati confinanti. Perfino i Veneziani giunsero ad attaccare , col loro esercito, i possedimenti dei Montedoglio, nel tentativo di invadere la Toscana.
Dopo la morte di Pietro, i castelli di Montedoglio e della Badia Tedalda furono ereditati nel 1490 da Donna Guglielmina, coniugata con Luigi Lotteringhi della Stufa, e della sorella Paola, andata sposa al Conte Gonzaga di Novellara.
Nel 1520 Donna Paola e Donna Guglielmina vendettero il castello di Montedoglio ai Fiorentini per tremilacinquecento fiorini d'oro.
Nel 1527 troviamo a Firenze il Conte Pietro Noferi Juniore, al comando della Guardia dei Medici.
Nell'aprile di quell'anno il popolo fiorentino si ribello' ai Medici e occupo' Palazzo Vecchio. Pietro Noferi, intervenendo coi suoi uomini, sedo' la ribellione, riprendendo possesso del palazzo e arrestando i rivoltosi. Tuttavia, nel giro di pochi mesi, dopo alterne vicende, dovette abbandonare la citta' insieme ai Medici, in seguito di una nuova rivolta popolare.
Una figlia di Pietro Noferi di Montedoglio fu moglie di Gherardo della Gherardesca, mentre il figlio Giovanni, dopo un breve soggiorno a Pisa, torno' a Firenze dove visse fino alla morte. Alla fine del sedicesimo secolo la sua discendenza si trasferisce nel Valdarno, tra Figline e Montevarchi, dove troviamo Francesco, figlio di Giovanni e Antonio, figlio di Francesco.

Dal dicissettesimo secolo, i Noferi mantennero stabile dimora a Figline Valdarno, dedicandosi all'amministrazione dei propri beni.
Un ramo della famiglia, trasferitosi nel Senese, ebbe in epoca granducale un preminente ruolo sociale ed economico che, nel 1838, valse ai Noferi il titolo di Nobili di Siena.
A Figline, nel 1890, Antonio Noferi acquisto' da Umberto Serristori il grande palazzo costruito nel '600 di fronte alla Collegiata.
Qui la famiglia e' vissuta fino al 1920 quando Ezio, figlio di Antonio e marito di Caterina Righi d'Angio', si trasferi nel palazzo della moglie dove, negli anni 40, fu ospite anche il Principe ereditario Umberto di Savoia, in occasione di una sua visita in Valdarno.
Dopo la morte di Ezio, i Noferi lasciarono definitivamente Figline. Alla fine della seconda guerra mondiale, Roberto, figlio primogenito di Ezio, si trasferisce a Firenze con la moglie Federica Marangoni e il figlio Giancarlo.
Giancarlo Noferi, medico e scrittore, e' Vicario generale del Priorato d'Oltremare dei Templari di San Salvatore.
Giancarlo Noferi si e' sposato nel 1969 con Maria Teresa Gherardini da cui ha avuto due figli : Gherardo, nato nel 1970, e Federico, nato nel 1973.
Da Paola Marsili Libelli ha avuto, successivamente, Matteo, nato nel 1989, e Edoardo, nato nel 1996.
Federico Noferi ha sposato nel 2000 Paola De Gaetano.
Gherardo Noferi si e' sposato nel 2008 con Ina von Wentzky und Petersheyde Furer.